Salone dei Duchi e dei Baroni

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Sabato, 19 Agosto 2017

Salone dei Duchi e dei Baroni

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Il salone al primo piano, chiamato "Salone dei Duchi e dei Baroni", è sorto nel 1990. E' l'ideale per matrimoni, pranzi o cene di lavoro, banchetti, conferenze, indipendente dall'altra sala per una privacy completa.
In occasione di compleanni, conferenze e presentazioni mettiamo a disposizione un impianto di diffusione sonora e di proiezione su schermo gigante di video, presentazioni o altro.

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All' interno del "Salone dei Duchi e dei Baroni" è presente una mostra di quadri rappresentanti i Signori del Castello con i relativi stemmi familiari, olio su tela dell'Arch.Rodo Santoro, che vi mostriamo di seguito con una breve biografia redatta dall'Arch.Rodo Santoro (che ha diretto i restauri del Castello di Caccamo).
 
Goffredo De Sageyo Goffredo De Sageyo Barone guerriero normanno vissuto nella seconda metà dell’XI secolo. Fu uno dei più valenti compagni d’arme di Ruggero I (Altavilla), il Gran Conte di Sicilia, durante la guerra per abbattere il dominio dei saraceni in Sicilia. Per compensarlo dei servizi resi, il Gran Conte gli concesse la Terra di Caccamo (1094). Forse fu proprio Goffredo a costruire il primo nucleo di quello che sarebbe stato il Castello, cioè la Torre Mastra feudale che si può ancora vedere, benché parzialmente diroccata nel 1823, all’interno del maniero divenuto, nei secoli successivi, il più grande castello feudale in Sicilia.
Matteo Bonello Matteo Bonello Barone di Caccamo alla metà del XII secolo.
Personaggio smodatamente ambizioso, si rese protagonista di una delle più sanguinose rivolte del baronaggio feudale contro l’autorità della Corona.
Benché promesso sposo di Gilda, figlia ancora minorenne del primo ministro del Regno Majone da Bari, s’invaghì della Contessa Clemenzia, bella e ambiziosa figlia naturale di Re Ruggero II, partecipò ad una congiura volta a sopprimere Majone e costringere Re Guglielmo I (Altavilla) a concedere maggiori poteri all’aristocrazia feudale. Dopo avergli teso un agguato uccise di propria mano Majone (11 novembre 1160) il più grande statista del XII secolo. Ne conseguì una rivolta che non consegnò un pieno successo ai baroni ribelli. Successivamente Re Guglielmo, passato il momento d’incertezza, chiamò a corte Matteo fingendo di volerlo premiare. Lo fece invece catturare e segregare nelle prigioni del Palazzo Reale di Palermo, dove fu sottoposto al taglio dei tendini. Morì pertanto, così mutilato, nell’oscura prigione del Re.
Giovanni Chiaramonte Giovanni Chiaramonte Detto <<il Vecchio>>. Fratello di Manfredi I Conte di Caccamo. Fu lui, come Capitano dell’armata regia, il valente comandante della difesa di Caccamo contro l’assedio portatovi, nel 1302, dalle milizie angioine che in precedenza avevano assediato, senza successo, la città di Termini. L’eroico comportamento dei caccamesi nella difesa della loro città, inorgoglì talmente Manfredi da far cambiare il nome di Caccamo in quello di Chiaramonte, quasi una rifondazione del centro abitato. Denominazione che mantenne sino alla fine del Trecento. In effetti, le numerose opere architettoniche promosse dai Chiaramonte, sia nel Castello sia nell’antico borgo feudale, (fondazione della grande chiesa madre intitolata a S. Giorgio, costruzione di due ponti e della Torre distaccata del Pizzarrone) trasformarono il centro abitato in una vera e propria città. In conseguenza il Feudo salì da Baronia al rango di Contea.
Giacomo Prades Giacomo De Prades Gran Connestabile Conte di Sicilia e d’Aragona (1398) e Grande Ammiraglio di Sicilia.
Era cugino di Re Martino ciò lo favorì nell’ottenere la concessione di numerosi feudi: Caccamo Alcamo, Calatafimi, Sciortino, Sclafani e Mussomeli. Divenne pertanto il più potente Signore feudale di Sicilia.
A Caccamo ampliò notevolmente il vecchio Castello medievale aggiungendovi un grandioso corpo di fabbrica nel quale, al piano terra, furono allogate le scuderie e, al piano superiore, una vasta Sala delle Udienze. Aggiunse anche due torri ed un corpo di guardia (1402). Nel centro abitato fece costruire il convento dei frati francescani (1407).
Queste opere valsero al feudo di Caccamo il recupero del rango di Contea, perduto in precedenza a causa della rivolta chiaramontana, contro la Corona, alla fine del Trecento. Don Giacomo mori, a Perpignano, il 25 agosto del 1408 sinceramente rimpianto dai caccamesi.
Bernardo Cabrera Bernardo Giovanni Cabrera Conte di Caccamo e Modica, Gran Giustiziere del Regno. Uomo di sfrenate ambizioni politiche e di carattere violento concepì il disegno di rapire la giovane Regina, Vedova bianca, di Navarra per costringerla a sposarlo.
Sarebbe quindi divenuto Re di Sicilia e probabilmente l’avrebbe staccata dal Regno d’Aragona. Si diede pertanto ad inseguire per ogni dove la Regina con un manipolo d’armati, ma Bianca riusciva sempre a sfuggirgli. Tutto ciò lo rese un personaggio grottesco agli occhi di molti siciliani. La Regina, Vicaria del Regno, indisse allora un Parlamento in Taormina (1411) che suonò come condanna al comportamento di Don Bernardo Giovanni e sancì il passaggio della Corona di Sicilia sul capo di Ferdinando <<il Giusto>> Re di Castiglia.
Il Cabrera fu pertanto arrestato e deportato in Spagna dove dopo qualche tempo, Re Ferdinando gli concesse il perdono. Sposò nel 1420, in Spagna, Donna Violante Prades che gli portò in dote la Contea di Caccamo. Partecipò poi a numerose campagne militari al seguito di Re Alfonso (Sardegna, Corsica, Gerbe, Regno di Napoli) e quindi poté rientrare in Sicilia. Morì a Ragusa nel 1466 e venne sepolto nella Chiesa Madre di quella città.
Anna Cabrera Anna Cabrera Sorella del Conte Giovanni II Cabrera, divenne in giovane età l’ereditiera della più vasta concentrazione di stati feudali dell’epoca fra Sicilia e Spagna: le Contee di Caccamo e Modica-Ragusa, Alcamo e Calatafimi e il Viscontado di Cabrera e Bas in Catalogna. Per poterla impalmare si scatenò una vera e propria gara fra principi e aristocratici di Sicilia, Napoli ed Aragona, ma l’ultima parola nella scelta del consorte spettava al sovrano, come da antica consuetudine medievale. Ciò soprattutto perché chi avesse impalmato la giovane Anna sarebbe divenuto un serio concorrente, sia alla corona d’Aragona e Sicilia sia a quella di Napoli. Arbitro della situazione divenne quindi Re Giovanni (Aragona e Sicilia) il quale, alla fine, si propose egli stesso come marito. Morì però nel 1479 e, liberatosi il campo, ebbe la meglio Don Federico Enriquez figlio del Grande Ammiraglio di Castiglia. La Contessa Anna morì nel 1531 e fu tumulata nella cappella maggiore del Convento della Scarpa a Medina di Riosecco in Spagna.
Federico Henriquez Federico Enriquez Figlio dell’Almirante conte di Castiglia e sposo di Donna Anna Cabrera. Dopo le nozze (1480) gli sposi si stabilirono temporaneamente a Palermo da dove intrapresero viaggi per visitare i loro feudi siciliani: Alcamo, Calatafimi e Modica. Finanziarono alcuni lavori sia al Castello sia al Duomo. Nel 1515 gli sposi, non avendo avuto figli, decisero di comune accordo di adottare i propri rispettivi nipoti: Don Luigi Enriquez e Donna Anna Cabrera <<la Giovane>>. Don Federico partecipò alla guerra contro i mori di Spagna e successivamente fu nominato Governatore della Castiglia (1519-1521). Morta la consorte nel 1531, Don Federico conferì l’investitura di Caccamo e Modica ai due nipoti (1534), che frattanto si erano sposati fra loro, ma conservò per se l’usufrutto. Moriva poi nel 1538 e veniva sepolto accanto alla moglie, nella cappella maggiore del Convento della Scarpa a Medina di Riosecco in Spagna.
Antonio Amato Antonio Amato

Nacque a Palermo il 29 gennaio 1633 da Filippo Amato, il primo di questa casata ad infeudarsi lo Stato feudale di Caccamo. Contrariamente al carattere sanguigno e violento del padre, Antonio fu uomo molto pio e amante degli studi. Sposò (30 giugno 1654) Donna Francesca Alliata Lanza figlia del Principe di Villafranca. L’11 agosto 1662 s’investì dei titoli di Duca di Caccamo e Duca di Asti. Era anche Principe di Galati. Rinnovò quasi completamente l’antico Castello medievale spendendovi una somma superiore a sessantamila scudi. Ma i lavori non furono mai completati.
Rinnovò e ampliò il Duomo della città nelle forme architettoniche che si vedono ancora oggi. Fece costruire una bella Porta urbana (Porta Antonia), oggi purtroppo non più esistente, l’acquedotto della Misa al servizio della città stessa e la chiesa dei Cappuccini. Restaurò l’antico ponte medievale sul fiume S. Leonardo e la chiesa di S. Anna e S. Venera. Tutte queste opere gli procurarono l’affetto dei caccamesi. Morì a Palermo il 25 marzo 1691 all’età di 58 anni. Venne sepolto nel Duomo di Caccamo nella cappella gentilizia degli Amato fatta costruire da lui stesso. Questo quadro è una fedele replica di un ritratto originale (XVII sec.) del Principe Antonio.

Filippo Amato Filippo Antonio Amato Principe di Galati, Duca di Caccamo e Asti. Governatore della Compagnia della Pace (o di S. Maria della Consolazione), Governatore del Real Albergo dei Poveri in Palermo. Grazie al suo titolo aristocratico fu presente all’incoronazione di Carlo di Borbone a Re di Sicilia (1735) nella Cattedrale di Palermo. Ricevette l’investitura del Ducato di Caccamo il 29 febbraio 1716 dopo la morte del padre Andrea.
Godette del patronato di S. Maria La Nuova, in Caccamo. Ebbe ben tre mogli: Donna Giovanna Colonna, Donna Belladama Settimo e Donna Giovanna Bologna e Reggio. Morì il 21 agosto 1768 in Palermo e fu sepolto nella chiesa dei Cappuccini insieme alla sua ultima moglie.
Nel ritratto egli è raffigurato mentre legge un tomo del gesuita Agostino Inveges, sulla storia della città di Caccamo, opera pubblicata all’inizio del Settecento.
Giuseppe Amato Giuseppe Amato e Corvino Nacque a Palermo il 10 settembre 1757, figlio unico del Duca Gioacchino Andrea, fu Principe di Galati e Duca di Caccamo. Sposò Donna Antonia Montaperti e Naselli (31 dicembre 1778) e passò la luna di miele a Caccamo. Fu mecenate generoso. Morì (6 gennaio 1813) senza figli e i titoli e i beni, in un primo momento, rientrarono in possesso della Corona, come da secolare consuetudine per il Signore feudale che moriva senza eredi. Pare che avesse lasciato un testamento nel quale beneficiava alcuni suoi fedeli servitori. Ne nacque una complessa questione legale alla fine della quale il Castello di Caccamo fu ereditato da un parente in settimo grado: Giuseppe De Spuches dei Duchi di S. Stefano.
Questo quadro è una fedele replica di un ritratto originale del Principe Giuseppe (XVIII sec.).
Antonia Montaperti Naselli Antonia Montaperti e Naselli Duchessa di Caccamo, era figlia di Don Salvatore Montaperti e Branciforti, Principe di Raffadali, ambasciatore del Re in Portogallo, gentiluomo di Camera di Sua Maestà Ferdinando IV di Borbone e Cavaliere dell’Ordine Militare di S. Gennaro. La madre era Donna Maria Naselli e Morso dei Principi d’Aragona. Donna Antonia sposò il Principe Giuseppe Amato e Corvino, Duca di Caccamo (31 dicembre 1778). Purtroppo questa coppia non ebbe figli e alla morte del Duca tutti i beni feudali andarono alla Corona, come prevedeva la concessione dei feudi di origine medievale.
La questione dell’eredità fu resa più complessa a causa dei rivolgimenti politici che portarono all’abolizione del Feudalesimo (1812-13). Ciò causò una lunga diatriba legale. Donna Antonia morì a Palermo il 13 novembre 1827 e fu sepolta alle Cappuccinelle. Questo quadro è una fedele replica di un ritratto originale (XVIII sec.) di Donna Antonia.
Giuseppina Turrisi Colonna Giuseppina Turrisi Colonna Duchessa di Caccamo nacque nel 1822, sposò Don Giuseppe De Spuches e Ruffo Principe di Galati e Duca di Caccamo. Poetessa colta e di nobile intelletto, donna di delicati sentimenti, tradusse sia autori antichi come Bione, Callimaco e Ovidio sia autori moderni come Joung e Byron. Le sue opere furono però pubblicate soltanto agli inizi del Novecento.
Amò molto il Castello di Caccamo dove, insieme al consorte, intratteneva gli ospiti nel “Teatro” (la Sala delle Udienze di Giacomo de Prades) declamando versi in greco e latino. Morì giovanissima a ventisei anni, nel 1848, dopo circa un anno dalle sue nozze.
Don Giuseppe, il marito, fu Pretore di Palermo sino al 1860 e poi deputato del Regno d’Italia quando il Parlamento era a Firenze. Fu anche Cavaliere dell’ordine Gerosolimitano e Commendatore dell’Ordine Costantiniano. Uomo di grande prestigio culturale fu poeta, letterato, critico e archeologo, traduttore di Euripide e Sofocle.
Giuseppe De Spuches Giuseppe De Spuches e Amato Nacque a Taormina il 15 marzo 1741 nella casata dei Duchi di S. Stefano. Sposò Donna Vittoria Brancoli e Sozzifanti (8 giugno 1793) figlia del Gonfaloniere di Lucca. Era parente in settimo grado di Giuseppe Amato deceduto senza eredi. Dopo una lunga disputa legale - complicata in parte dall’entrata in vigore della Costituzione Siciliana (1812) che aboliva formalmente la Feudalità in Sicilia - ottenne da Re Ferdinando di Borbone, l’investitura a Principe di Galati e Duca di Caccamo (1818).
Fu colonnello-brigadiere dell’esercito regio e governatore di Portolongone (Isola d’Elba).
Fu il primo proprietario del Castello a non essere contemporaneamente anche il Signore feudale di Caccamo. Morì all’età di ottantadueanni in Palermo il 3 agosto 1823. Riposa nel Duomo di Caccamo. La consorte gli sopravvisse sino al 1847.
Anch’ella fu tumulata nella cappella gentilizia del Duomo. Questo quadro è una fedele replica d un ritratto originale (XIX sec.) del Principe Giuseppe.
Giuseppe De Spuches Giuseppe De Spuches Nacque il 17 novembre 1889 e benché di salute cagionevole partecipò alla 1ª Guerra Mondiale (1915-18) come ufficiale di Cavalleria. Sposò Donna Giulia Notarbartolo dei Principi di Sciara.
La coppia ebbe quattro figli: Antonio, Carolina, Maria e Giovanna. S’interessò ad apportare alcuni restauri al Castello che andava progressivamente in rovina. Morì piuttosto giovane a causa della sua salute malferma, il 27 gennaio 1935. Dopo ventotto anni dalla sua morte il Castello, ormai in rovina, fu acquistato dalla Regione Siciliana con decreto n. 192 del 21 ottobre 1963. La Principessa Notarbartolo moriva nel 1969. I necessari restauri del maniero, finanziati appunto dalla Regione, poterono finalmente iniziare nel 1974. Questo quadro è una replica di un ritratto fotografico (XX sec.) del Duca Giuseppe di Caccamo.
 



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